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LA COXOARTROSI - Come i muscoli possono divenire responsabili dell'artrosi all'anca
L'articolo
  • Prof. Daniele Raggi, Posturologo, Docente c/o Master in Posturologia, 1° Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università "La Sapienza" di Roma.
L'artrosi è definita come una alterazione distruttiva delle cartilagini articolari, di natura degenerativa e progressiva (con peggioramento nel tempo), che deriva da una sorta di invecchiamento articolare precoce. La sofferenza infatti è caratterizzata inizialmente da un'usura delle cartilagini, a cui consegue una modificazione dell'articolazione stessa. L'esito finale del processo artrosico, dopo molti anni, è il blocco dell'articolazione interessata con perdita della sua funzionalità. Le possibilità terapeutiche attuali vanno dai farmaci trofici per la cartilagine, agli innesti di cartilagine, al potenziamento muscolare. Le possibilità chirurgiche: artroprotesi. Vedremo in seguito una nuova proposta terapeutica attraverso l'allungamento muscolare globale decompensato.
Eziopatogenesi e sintomatologia
Si instaura un processo artrosico su di una articolazione, quando si verifica uno squilibrio tra la capacità di resistenza delle cartilagini e le sollecitazioni funzionali date dai movimenti e dal peso corporeo. Ad oggi si pensa che numerosi fattori generali possano predisporre alla malattia o attivarla: l'età, l'ereditarietà, l'obesità, gli squilibri ormonali (come la deposizione di sali di calcio o la produzione di estrogeni), le malattie osteoarticolari (artrite reumatoide, infettiva, osteonecrosi asettica), l'ambiente (ogni attività lavorativa può predisporre all'artrosi quando si permane a lungo in posture "fisse"), etc. Fattori locali sono invece considerati le cause di origine post-traumatica (distorsioni, lussazioni, fratture) e quelle dovute a microtraumi, provocati da usura in rapporti articolari scorretti. Qui le cartilagini, risultando sovraccaricate, diventano meno adatte a sopportare gli stress meccanici dati dai movimenti e dal peso corporeo. I rapporti articolari scorretti sono riconducibili a 3 gruppi fondamentali: il primo comprende deformità congenite o acquisite come le ginocchia valghe, la sublussazione dell'anca, la scoliosi; il secondo riguarda tutte quelle situazioni di natura traumatica come le fratture con infiammazione articolare e il terzo riguarda l'azione svolta dalla muscolatura dell'articolazione interessata. Tra i vari sintomi ricordiamo il dolore, la limitazione funzionale, la rigidità e l'ingrossamento articolare.
Diagnostica per immagine
Lo stato di evoluzione della patologia può essere messo in evidenza tramite varie tecniche di "image"; la più ricorrente è quella tramite raggi X. L'articolazione integra mostra inaffti un preciso accoppiamento articolare e una ben distinta morfologia della testa femorale e dell'acetabolo. Nel caso dell'artrosi, invece, si ha più difficoltà a individuare i due diversi capi articolari, a causa della scomparsa della rima articolare, e si nota maggior presenza di detriti e di infiammazione a livello periarticolare.
Il ruolo della muscolatura e le retrazioni muscolari
L'equilibrio e la stabilità dell'anca sono assicurati, oltre che dai legamenti profondi, da numerosi muscoli che permettono i movimenti in ogni direzione: anteriormente in profondità dal muscolo ileo-psoas (muscolo che collega il tratto lombare della colonna con la coscia) e superficialmente dal quadricipite; lateralmente all'esterno dal muscolo tensore della fascia lata; posteriormente in profondità dal piriforme, dagli otturatori interno ed esterno, dal quadrato del femore, dai muscoli gemelli inferiore e superiore, in superficie dal gruppo dei glutei (piccolo, medio e grande); internamente dal gruppo degli adduttori, dal sartorio, dal gracile e dal pettineo. Questo elenco lascia quindi immaginare quante forze si convogliano in direzione dell'anca e, in caso di suo assetto scorretto, quanto queste possano danneggiarla, assoggettandola a compressioni costanti e a forti attriti durante i movimenti. Ecco perché quando si decide di agire in verso la risoluzione di una possibile coxoartrosi, non si può non tenere conto della parte di responsabilità dei muscoli relativi dell'anca, e in genere di tutti i muscoli che, tramite le catene muscolari, giocano un ruolo importante nel controllo delle pressioni dei capi articolari. I muscoli possono agire per compiere il proprio compito solo grazie a contrazione, dunque in accorciamento. Col passare del tempo i muscoli tenderanno a fissare tale condizione di contrazione, se non adeguatemente allungati (il tessuto connettivo che circonda i sarcomeri infatti perde la sua elasticità e tende a trasferire tale rigidità e limiti di escursione anche al muscolo stesso): così essi diverranno più corti e, con l'andare del tempo, "retratti". Le retrazioni sono favorite, oltre che da mancanza o scarsezza di allungamento muscolare, anche da tensioni, ansie, stress, incidenti, traumi, eccesso di lavoro fisico-meccanico, gesti tecnici ripetuti, ipocinesia. Le retrazioni muscolari portano poi a compressioni all'interno delle articolazioni stesse (coattazione articolare), poiché il muscolo, per generare movimento, deve scavalcare almeno un'articolazione. Un'articolazione quindi può essere compressa sia a causa di un muscolo che vi agisce direttamente ( esempio di una caduta su un gluteo: per meccanismo antalgico il muscolo rimane contratto), sia a causa di un muscolo distante che agisce attraverso le catene muscolari, scaricando la propria tensione dove meglio può collocarsi. E' proprio grazie al meccanismo delle catene muscolari che anche i muscoli, apparentemente non coinvolti, agiscono a favore delle patologie di origine compressiva.
La contraddizione
Visto che i muscoli per loro natura sanno solo contrarsi, diventa imperativo creare in loro l'unico stimolo che non sono in grado di procurarsi autonomamente: l'allungamento. Perché mai ancor oggi si commette l'errore di potenziare una struttura già compressa? E' davvero imperativo in primo luogo restituire la "libertà" articolare, decoattando l'articolazione interessata: questa potrà così muoversi senza attriti e senza essere assoggettata costantemente a compressioni derivanti dallo accorciamento muscolare. Recenti studi dimostrano anche che la cartilagine, in condizioni adeguate, è in grado di rigenerarsi. Ma in quale modo restituire "libertà" alle articolazioni compresse che sono passibili di processi artrosici, o che già ne soffrono? Tramite l'"allungamento muscolare globale decompensato", dove per globale e decompensato s'intende quella modalità di fare allungamento tenendo conto delle catene muscolari, senza permettere i compensi antalgici da parte del corpo durante la fase di allungamento. Esempio di compenso: quando il corpo avverte un dolore, tende a ridurre o eliminare il movimento per non soffrire e a delegare tale compito/movimento ad un'altra zona, che viene chiamata vicariante o zona IPER. Oppure, per sfuggire al dolore dovendo comunque mantenere la funzione, si creeranno delle coattazioni articolari o delle rotazioni assiali, al fine di sfuggire temporaneamente al disagio delle tensioni muscolari.
Il metodo proposto
Il metodo, che in piccola parte evidenziamo ora, si basa sulla messa in tensione delle catene muscolari attraverso l'utilizzo di un attrezzo, che permette di ridurre o eliminare i compensi. Come vedremo nelle immagini a venire, il corpo dovrà assumere determinate posture in "decompenso" per un determinato tempo. Dato che l'artrosi all'anca quasi sempre è l'effetto finale di un processo di retrazioni muscolari, con tale metodica terapeutica verrà indirettamente coinvolta anche la causa (seppur occultata) del processo degenerativo. Ecco perché si deve sempre considerare il corpo nella sua globalità, osservando il punto ed il modo in cui questi cercherà di compensare. Una volta rintracciata la causa del processo degenerativo o comunque algico, la possibilità del successo è molto alta. Dobbiamo ricordarci che mettendo in tensione le catene, il corpo si organizza, compensando in ogni punto che gli permette di sfuggire al disagio: con tale attrezzo, Pancafit ®, le possibilità di compenso sono ridotte al minimo o se è il caso si possono eliminare, determinando una serie di tensioni non indifferenti. Per questo con Pancafit ® le possibilità di successo risultano molto elevate. Numerosissimi sono gli esercizi che possono essere eseguiti. Condizioni base di questa metodica di lavoro: qualsiasi sia la postura correttiva utilizzata, questa deve sempre essere nel rispetto delle possibilità motorie del paziente. Tutto il dorso, il sacro e l'occipite devono essere allineati al piano di appoggio, gli arti inferiori allineati perfettamente e deve essere vietato qualsiasi blocco respiratorio. Il primo esercizio proposto è un lavoro iniziale molto blando, ma di globalità, come evidenziato nella figura 3. Gli angoli possono essere variati in base alle esigenze ed ai limiti del paziente. Già in questa posizione il paziente avverte tensioni nella parte posteriore delle cosce o nei glutei. Qualora il blocco articolare del paziente non permettesse tale chiusura, si deve rispettare la disponibilità individuale aprendo maggiormente l'angolo di Pancafit ® (a). A volte la tensione (zona principalmente retratta della catena muscolare) si manifesta in primis nella zona lombare e solo dopo qualche seduta anche a livello dei femorali e glutei. Qualora il paziente presentasse delle forti retrazioni ai piedi (zona ipofunzionante), risulta importante ripristinare tale funzionalità con esercizi specifici in tale zona. Ogni zona ipofunzionante, avrà creato (per mantenere una funzione) una zona iperfunzionante; ogni zona iperfunzionante, è passibile, nel tempo, di alterazioni strutturali con conseguenti dolori o blocchi (fig. 4). Dunque piedi rigidi (IPO) avranno "scaricato" il loro compito (per anni) alle ginocchia ed alle anche, determinando zone IPER con relative problematiche degenerative. Nella figura 5, si propone un esercizio di intra ed extra rotazione dei femori per mettere in tensione maggiormente i muscoli della catena peri-articolari. Per ovvie ragioni di spazio non possiamo elencare tutti gli esercizi fattibili. Indichiamo quindi una minima sequenza ideale: iniziare sempre con semplici posture come da fig. 3. La respirazione deve essere educata sin dalla prima seduta. Possono essere poi fatti esercizi per i piedi. Quindi si può proseguire, in base all'anamnesi fatta con esercizi di presa di coscienza corporea, oppure iniziare con una fase di fibrolisi sui muscoli periarticolari. Nel frattempo si deve sempre tener conto della causa primaria che può aver indotto il problema all'anca ed agire appunto sulla causa (vecchi traumi, problemi occlusali, della vista, schemi motori falsati, vizi posturali, etc).